Settembre 13, 2019
di Tatiana Chiavegato
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Piccoli dettagli e sfumature vaghe: quando una buona ottica conta davvero

di Andrea Corso

L’estate di Andrea Corso è stata intensa e ricca di incontri, di seguito un breve racconto di emozionanti avvistamenti nella sua Sicilia.

Un’estate calda è di nuovo qui, nel sud della Sicilia e in tutto il Mar Mediterraneo. Sembra che anche muovere una gamba o una mano sia duro e pesante, il sudore gocciola negli occhi e offusca la vista. Ma a Linosa, o in qualsiasi altra isola europea, oltre che lungo le coste e in mare aperto giù da alti promontori, il mare è costantemente solcato da veloci cesellatori di onde, disegnatori delle tavolozze verde-blu del mare: le berte! Nelle notti estive senza luna, nei cieli trapuntati di stelle, le loro urla melanconiche, a volte inquietanti, echeggiavano sulle isole. E poi, l’inarrestabile birder non teme la sofferenza dei sudari, rinuncia al condizionamento dell’aria condizionata e delle stanze fresche (in verità io vi rinuncio sempre, non usandola mai l’odiata aria condizionata!). E così, si inizia a studiare le berte e gli uccelli marini in generale. Per diversi anni, anche grazie allo stimolo del mio amico Robert Flood, ho studiato la variabilità del disegno alare nella Berta maggiore mediterranea o di Scopoli (Calonectris dimodea). Questa è la specie di Calonectris che si riproduce nel Mar Mediterraneo, mentre la sua controparte oceanica, la Berta maggiore atlantica (Calonectris borealis), nidifica in Atlantico orientale, dalla Galizia (Spagna nord-occidentale) e Berlengas Is (al largo del Portogallo), dalle Azzorre e sino alle Isole Canarie. 

Berta maggiore. Si nota il caratteristico pattern delle ali interne con un colore bianco molto marcato e un contorno scuro che la differenziano dalla Berta Atlantica, la quale presenta un disegno dell’ala interna con dettagli dalle sfumature più scure – Foto di Simona Guidotti.

Fino a poco tempo fa queste due specie erano considerate conspecifiche tra loro, quindi due sottospecie, insieme con la Berta di Capo Verde (Calonectris edwardsii), ora separate in tre specie sorelle ma distinte. Le uniche segnalazioni italiane di C. borealisfinora conosciute si riferivano a due adulti trovati nella colonia riproduttiva di C. diomedeasull’isola di Linosa il 16 maggio 1987 e l’11 agosto 2009, ma nessuno è mai stata osservata in mare o, in generale, in nessun altro sito italiano. Pertanto, per anni ho cercato di identificare  e segnalare qualche individuo sul campo, o comunque di comprendere e approfondire la variabilità dei caratteri identificativi di questi taxa. Robert, autore di numerose guide da campo e manuali sugli uccelli marini (alcune delle più belle opere ornitologiche pubblicate negli ultimi vent’anni) (https://www.scillypelagics.com/multimedia-guides) necessitava di foto e dati sulla diomedea ed io lo ho aiutato a raccogliere informazioni per l’imminente guida di identificazione delle berte.

Berta maggiore nel suo tipico comportamento di volo, sembra che l’ala sia un fine rasoio che taglia l’acqua. Da qui il nome della specie “Shearwater” – Foto di Igor Maiorano /MISC

La differenza principale tra le due berte in questione, sta nel diverso disegno della punta dell’ala vista da sotto in volo. Nella Berta maggiore di Scopoli, si notano delle  “lingue” bianche che corrono lungo i vessilli interni delle primarie esterne, quasi fino all’apice, più larghe alla base della penna, mentre la punta è sempre grigio-nera.Al contrario, nella specie atlantica, queste “lingue” bianche sono praticamente assenti o non sono affatto visibili, e il sottoala mostra l’intera “mano”, dalla base alla punta, tutta omogeneamente scura (nerastra). Di solito, anche l’area del “polso” è più scura e densamente picchiettata di grigio-nero, apparendo come una zona carpale più “sporca”. Questo è il primo e il miglior carattere chiave riportato da tutte le moderne guide sull’identificazione degli uccelli. 

Berta Maggiore o Berta Mediterranea. In questa immagine è chiaramente visibile il caratteristico pattern delle ali. Strette linee di colore scuro sulle ali interne in P9-P8 – Foto di Aldo Lauricella.

Come risultato dei nostri studi e osservazioni continue, tuttavia, è stato visto che, principalmente nella Scopoli, c’è una certa variabilità; in effetti, alcuni individui (principalmente giovani) mostrano pochissimo bianco, solo lungo il vessillo interno della seconda primaria esterna (P9). Ciò significa che sul campo, il disegno tipico che identifica la i Scopoli è talvolta davvero difficile da osservare e da rilevare con certezza in mare. A volte, infatti, si nota solo un po ‘di bianco, con spesso un’ombra pallida appena visibile al centro della “mano”. In condizioni normali, l’identificazione risulta quindi estremamente difficile. Se a ciò aggiungiamo che in presenza di una forte luce solare, viceversa, la sorella atlantica sembra mostrare un sottoala piuttosto pallido con una punta molto più chiara del normale, il compito di trovarne una erratica e accidentale nel Mediterraneo diventa davvero complicato. 

Andrea Corso con il cannocchiale Apo Televid. Anche in condizioni di luce scarsa le lenti Leica garantiscono contrasti perfetti.


Questo è il momento in cui strumenti ottici eccezionali fanno davvero la differenza. Per tali sottigliezze, per un compito così difficile, il meglio del meglio nel campo dell’ottica per il birdwatching, è l’unica cosa che può aiutare … e credetemi, dopo decenni di esperienza, non ho mai usato nulla che aiuti di più dei binocoli Leica Noctivid 10×42 e del telescopio Leica Apo Televid 82. 

Quando davvero i più piccoli dettagli sono vitali, quando le più piccole sfumature distinguono due specie simili, solo strumenti come questi forniscono l’arma vincente. Con un aiuto in più: numerose volte, quando il vento non è favorevole, e le berte passano molto lontano, aggiungo al mio Leica APO l’estensione Leica 1.8x, in modo da ottenere fino a 90 ingrandimenti !! E nessuna berta mi sfugge più … (si spera).

Altre foto:

Una tipica Berta Atlantica. Si notano molto bene il disegno e i colori dell’ala interna – Foto di Yoav Perlaman
Berta Atlantica – Foto di Igor Maiorano/MISC

Berta Atlantica – Foto di Hans Lansen


Nuovo Noctivid 10×42. Oggi anche in colore verde natura.

Luglio 31, 2019
di Tatiana Chiavegato
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Video Digiscoping nel Parco Nazionale del Gran Paradiso con Luca Giordano

di Luca Giordano

La primavera infine è arrivata, anche sulle montagne del Parco Nazionale Gran Paradiso. Le temperature in rialzo aiutano i sentieri dell’area protetta a scrollarsi di dosso le ultime chiazze di neve e un fischio inconfondibile risuona nell’aria tersa di Giugno. E’ il grido d’allarme della marmotta, roditore dall’aspetto buffo e dalla sorprendente etologia: dopo aver trascorso i freddi mesi invernali al riparo nella sua tana, questo simpatico animale si catapulta alla ricerca di nutrimento nella prateria alpina. A fargli compagnia, altri mammiferi erbivori di ben più grandi dimensioni: si tratta degli stambecchi, possenti ungulati dalle corna ricurve che in questo periodo dell’anno si apprestano ad abbandonare il folto e scuro pelo invernale a favore di uno più corto e chiaro. 

La mia camminata è iniziata di primissima mattina, oggi, e gli incontri con la fauna selvatica non si sono fatti attendere. Dopo aver percorso poche centinaia di metri, scrutando i dintorni di un alpeggio abbandonato con il fido binocolo Ultravid 8×32 HD-Plus, scorgo un movimento frenetico tra le rocce: un frullante battito d’ali bianche fa sorgere in me un dubbio, che decido di fugare utilizzando il più potente Ultravid 10×42 HD-Plus.

I binocoli Ultravid 10×42 e 8×32 HD-Plus utilizzati durante questa escursione

E’ come pensavo: un bellissimo fringuello alpino è intento a fare la spola tra la pietraia e il suo nido, con l’obiettivo di assicurare ai suoi pulcini appena nati il giusto apporto di cibo. Mi posiziono a qualche decina di metri di distanza, in modo da non disturbare l’indaffarato e premuroso genitore. E’ l’occasione giusta per cominciare a testare la mia nuova Leica Q, una compatta con sensore FF da 24.2 megapixel dall’estetica davvero accattivante, in abbinamento al mio Apo Televid 82 con oculare 25-50x. Non ho mai girato video di natura con questo sistema, ma devo dire che trovo in fretta il giusto feeling con questa particolare accoppiata. Nonostante il piccolo volatile si muova lesto e imprevedibile, riesco a immortalarlo per alcuni secondi in una posa decisamente fotogenica. 

Sistema Digiscoping collegato con  fotocamera Leica Q
Lavoro e mi diverto con il sistema Digiscoping collegato con fotocamera LeicaQ
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Settembre 25, 2018
di Tatiana Chiavegato
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SEAWATCHING CON LEICA NEL MAR MEDITERRANEO | Andrea Corso

Cercare tra le onde di un mare blu profondo è come scansionare le nuvole che passano al vento

Testo e Foto di Andra Corso

Un piccolo punto scuro, solitamente, è il premio: un falco lontano nell’osservare il cielo, un minuscolo Uccello delle tempeste o una berta invece nel guardare il mare. L’emozione è la stessa, l’attesa di trovare qualcosa di speciale. Ma l’abilità e la pazienza di cui hai bisogno, è ancor di più per l’osservazione in mare. Ore e ore, un giorno placido, aspettando da soli … solo tu, il tuo binocolo e il tuo telescopio, nient’altro.

Andrea Corso che fa seawatching con i suoi strumenti Leica a Capo Murro di Porco, Siracusa, uno dei migliori siti italiani per l’osservazione di uccelli marini e cetacei (foto di Verena Penna).

Andrea Corso che fa seawatching con i suoi strumenti Leica a Capo Murro di Porco, Siracusa, uno dei migliori siti italiani per l’osservazione di uccelli marini e cetacei (foto di Verena Penna).

 

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Settembre 5, 2018
di Tatiana Chiavegato
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Giorno e notte nel Parco Etosha con binoculare termico Armasight Command 5-20×75 HD

Giugno 2018, Parco di Etosha in Namibia, Africa.

Non c’è posto migliore dell’Africa dove testare la qualità di un’ottica, le sue prestazioni e la sua affidabilità. Nel nuovo continente il calore e la luce sono estremi. A questo, molto spesso, si unisce il vento che trasporta la sabbia fine ovunque. Chi è stato in Africa sa benissimo che il vero souvenir che si porta a casa è la sabbia del deserto incastrata in ogni strumento e in ogni vestito. Un vero attentato per le macchine fotografiche e tutti gli strumenti tecnologici.

Durante un viaggio-workshop dedicato all’osservazione degli animali e alla fotografia organizzato dal fotografo naturalista Emanuele Biggi è stato testato il binoculare termico Command 5-20×75 HD di Armasight by Flir.

Command 336×256 (60Hz) 5-20×75 HD Armasight, considerato ad oggi quanto di meglio si possa acquistare per la visione termica sul mercato mondiale ad uso civile.

Command 336×256 (60Hz) 5-20×75 HD
Armasight, considerato ad oggi quanto di meglio si possa acquistare per la visione termica sul mercato mondiale ad uso civile.

Il visore termico è stato utilizzato da Emanuele in diverse circostanze: al crepuscolo, con il buio della notte, all’alba e sotto l’accecante luce del giorno. La visione è risultata sorprendente. Ovviamente la tecnologia termica si basa sulle differenze di temperatura e in Africa di giorno il calore raggiunge livelli molto elevati. Il binoculare Command 5-20×75 HD ha  lavorato in maniera sorprendente in ogni condizione.

Per prima cosa è stata sottolineata la maneggevolezza dello strumento. Anche se si tratta di un binoculare costruito con una lente obiettivo da 75mm e un corpo comandi centrale, durante l’utilizzo si è dimostrato pratico da utilizzare, inoltre la visione è risultata molto confortevole perché binoculare, la vista non si affatica ed entrambi gli occhi sono protetti dal fastidio degli agenti esterni. La parte dei comandi che include ingrandimento, colori di contrasto dello schermo e settaggi di base e stata considerata veloce e molto intuitiva.

Il Command 5-20×75 HD è stato utilizzato non solo per osservare, ma anche per scattare alcune foto e registrare sia di giorno che di notte video molto interessanti.

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La foto sopra del rinoceronte è stata scattata durante l’imbrunire. La distanza è corta. Lo strumento è impostato con ingrandimento 2x.

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Luglio 26, 2018
di Tatiana Chiavegato
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LA NATURA NON HA FRETTA. Luca Giordano e Leica sono d’accordo.

Con il binocolo Noctivid 8×42 e il cannocchiale Apo Televid 82 attraverso il Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Testo e foto di Luca Giordano

Per i fotografi naturalisti che come me assegnano un peso specifico notevole allo studio dei soggetti che immortalano, l’utilizzo sul campo di strumenti ottici da osservazione risulta di fondamentale importanza.

Luca Giordano nel Parco Nazionale del Gran Paradiso

Luca Giordano nel Parco Nazionale del Gran Paradiso

Il fotografo interessato a riprendere animali selvatici dovrebbe mettere da parte la fretta, prendendosi il tempo necessario per ispezionare l’ambiente in cui si muove e per cercare di comprendere il comportamento della fauna che si appresta ad avvicinare. Ciò nonostante, non sempre questo succede.

Io per primo, per lungo tempo, mi sono mio malgrado schierato tra le fila di coloro che, riluttanti ad aggiungere ulteriori zavorre al già carico zaino fotografico, hanno preferito lasciare a casa binocolo e cannocchiale.

Tuttavia, da quando sono entrato in possesso di un binocolo Leica Noctivid 8×42 e di un cannocchiale Leica Apo Televid 82, le mie abitudini sono cambiate radicalmente. Nelle righe che seguiranno, troverete un personalissimo resoconto delle mie prime esperienze vissute in alta quota, sulle Alpi italiane e francesi, con il supporto di questi due oggetti straordinari.

Camoscio (1)

Camosci nel PNGP

Leica Noctivid 8×42

Voglio cominciare dal binocolo, probabilmente lo strumento ottico più utilizzato al mondo per l’osservazione degli animali in natura.

Il mercato propone al pubblico un’infinità di prodotti caratterizzati da bassa qualità e prezzo contenuto, spesso di dimensioni tascabili. Io stesso mi sono sempre orientato in direzione di questi binocoli leggeri e quindi poco impegnativi da trasportare durante le mie escursioni, spesso faticose, alla ricerca dei selvatici.

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Aprile 11, 2018
di Tatiana Chiavegato
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Image Consult e Leica Sport Optics, con testimonial d’eccezione Emanuele Biggi, insieme per mostrare agli appassionati della natura i migliori strumenti al mondo per l’osservazione e il digiscoping.

Appuntamento | Domenica 29 Aprile. Ore 10:00 Stand Onnik.it | Fiera del Birdwatching 2018 Comacchio (FE). coma-bird-blog2018_v3

Dalla nuova collaborazione tra Image Consult e Leica Sport Optics nasce un evento unico. Emanuele Biggi, fotografo naturalista, noto volto di Geo, famosa trasmissione che si occupa di natura su Rai 3, sarà a disposizione di tutti gli appassionati fotografi e amanti della natura per raccontare con le sue foto e con gli strumenti Leica un emozionate viaggio in Namibia.

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Gennaio 12, 2018
di Tatiana Chiavegato
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Dall’Africa all’Italia, le lenti sempre con me.

Di Emanuele Biggi

Ultimamente diverse persone mi hanno chiesto “ma cosa pensi sia importante infilare dentro lo zaino oltre a macchina fotografica e acqua”?
Con questo post rispondo almeno in parte a questa domanda, per quanto riguarda l’attrezzatura ottica che porto con me oltre a quella fotografica: il binocolo ed il cannocchiale.

In conclusione credo che la mia attività di naturalista nonché di fotografo/documentarista sia decisamente migliorata grazie a questo tipo di strumenti. Il binocolo mi aiuta durante le perlustrazioni e la ricerca degli animali, mentre il cannocchiale mi ha permesso di aggiungere una importante voce “filmati” ai miei lavori.
Questo è solo il mio punto di vista, sperando che possa essere d’aiuto a chi si sta chiedendo cosa possa essere utile avere con sé quando si gira in natura o si è in viaggio. Che sia birdwatching o altro tipo di fruizione della natura.

Primo piano in bianco e nero dello sguardo di un bellissimo elefante africano (Loxodonta africana) in Namibia African elephant (Loxodonta africana) detail of skin and eyes in black and white, Namibia

Primo piano in bianco e nero dello sguardo di un bellissimo elefante africano (Loxodonta africana) in Namibia.

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Novembre 13, 2017
di Francesco Corra
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DUE NUOVE SPECIE PER L’ITALIA IN UNDICI MITICI GIORNI – IL BIRDWATCHING TEAM MISC ED IL LEICA NOCTIVID 10X42

Andrea Corso & C vivono la loro migliore esperienza di sempre a Linosa, e trovano due specie mai viste prima in Italia. Ecco il reportage di Andrea, con la solita competenza e il solito, coinvolgente entusiasmo.

LINOSA, la densa vegetazione che la ricopre completamente da una costa all’altra rende particolarmente difficile trovare gli uccelli rari

LINOSA, la densa vegetazione che la ricopre completamente da una costa all’altra rende particolarmente difficile trovare gli uccelli rari

Linosa, una nera piccola isola vulcanica persa nel Canale Sicilia meridionale. Localizzata a una distanza uguale da Nord Africa e Sicilia meridionale, è una delle tre isole dell’arcipelago delle Pelagie, insieme a Lampedusa e Lampione (entrambe le isole di pietra calcarea del plateau africano). È nera, è verde per la macchia mediterranea che la ricopre, è veramente isolata e scarsamente popolata (circa 350-400 persone) … ed è il sito di birdwatching migliore in Italia e tra i migliori in tutto il Mediterraneo se si desidera trovare uccelli rari, accidentali o migratori irregolari: provenienti dalla Siberia, dal Nord Africa, dall’Asia occidentale o persino orientale (es. Mongolia), dalla Penisola Iberica o dall’Europa settentrionale. Questo è il motivo per cui una piccola “cricca” di birdwatchers appassionati e devoti che amano anche l’isolamento, il silenzio e la pace, auto-denominatosi MISC (Malati di Isolitudine allo Stadio Cronico), visitano Linosa ogni anno dal 2007: Ottavio Janni, Miki Viganò, Hans Larsson, Igor Maiorano, Lucio Maniscalco, Raimondo Finati ed il sottoscritto, Andrea Corso. Durante questi undici anni abbiamo documentato uccelli rari più di chiunque altro nella storia dell’ornitologia italiana e probabilmente di chiunque nel bacino del Mediterraneo, così come a seguito delle nostre osservazioni, lo status e la fenologia di diverse specie è stato completamente ridefinito –  Luì forestiero, Zigolo minore, Pigliamosche pettirosso, Prispolone indiano, Codirosso algerino, e via dicendo, un tempo ritenuti accidentali in Italia oggi invece considerati migratori regolari, sebbene con contingenti molti limitati. Ma la stagione migliore di sempre è stata (ed è ancora mentre scrivo trovandomi ancora a Linosa col MISC) l’Autunno 2017. Durante undici giorni storici, dal 15 al 26 ottobre, abbiamo trovato due nuovi uccelli per l’Italia: un Migliarino di Pallas (ancora in piumaggio giovanile) ed un Calandro di Blyth. Entrambi non sono mai stati documentati prima nel nostro paese, ed entrambi sono estremamente difficili da identificare sul campo.

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Settembre 26, 2017
di Francesco Corra
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Prossimo ad estinguersi: il lanario europeo. By Andrea Corso

Il Chiurlottello è ormai stato considerato estinto o almeno presumibilmente tale, senza individui ufficialmente osservati negli ultimi 20 anni (Corso, et al., 2014; Kirwan, et al 2015) mentre l’Ibis eremita sembra recuperare con una piccola ma crescente popolazione selvatica riproduttiva in Marocco e alcuni progetti di reintroduzione in Europa (Spagna, Alpi austriache e italiane, Turchia). Tuttavia, quando si pensa all’estinzione, troppo spesso dimentichiamo alcuni uccelli, ad esempio il Piccione selvatico, non la Columba livia var.domestica, ma la specie selvatica pura che oggi è uno degli uccelli più minacciati nel Paleartico occidentale a causa dell’inquinamento genetico da parte del Piccione torrialo o domestico … ma, è pur sempre un Piccione, quindi sembra che nessuno si preoccupi di questo!

Parlando di animali a rischio, qualcosa che continua a stupirmi è che, apparentemente, le sottospecie non vengono prese molto in considerazione nei piani di protezionismo, ne dagli specialisti ne dalla Comunità Europea. Infatti, per meritare una forte attenzione e protezione, le specie di uccelli (e tutti gli animali in generale) devono essere in declino o vulnerabili o in pericolo su tutto il loro areale di distribuzione, e non in aree localizzate di diffusione delle varie sottospecie, quindi il taxon in toto e non singoli taxa dello stesso. In particolare, molte sottospecie sono effettivamente protette in Europa, considerate come incluse nell’allegato I e nell’allegato II della Direttiva Habitat. Questo accade però solo quando queste sottospecie rappresentano popolazioni di specie in declino nel loro complesso, mentre, se sono sottospecie di specie in buona salute “altrove”, non sono incluse in nessun allegato, quindi vengono intraprese poche misure di conservazione.

Mi dico: la sottospecie è un concetto umano e una “scatola” in cui ci piace mettere entità animali, è “fluido”, suscettibile di un cambiamento continuo dovuto da un lato al processo naturale di speciazione, dall’altro mutevole a seconda delle varie ricerche e ai diversi pareri. Pertanto, come scegliere quali sottospecie proteggere e quali no senza incappare in errori, come privilegiare alcuni taxa a scapito di altri? In secondo luogo, se una data popolazione geografica di una specie è ben identificabili, ed ha caratteri peculiari, allora questa popolazione e queste peculiarità risultano uniche e quindi se e quando si estinguerà, sarà persa per sempre, poco importa se noi umani vogliamo dargli un nome o meno, vogliamo tributargli il rango di specie o meno, o se si tratta di una sottospecie rara di una specie molto comune e ben diffusa. Pur essendo una determinata specie molto comune, se una o più popolazioni identificabili e peculiari nell’ambito del suo areale sono a rischio, queste vanno protette in tutti i modi possibili e a nostra disposizione. Non importa che per me i dipinti di Caravaggio siano migliori e più emozionanti di quelli di Correggio o di Pinturicchio, quando qualcuno distrugge un dipinto di un artista, di un vero genio come di un’artista nella media, questo sarà per sempre perduto.

Detto questo, il maestoso e spettacolare Lanario europeo Falco biarmicus feldeggii è, dopo il Chiurlottello (ammesso che non sia già estinto), la specie avifaunistica più a rischio di estinzione nel Paleartico Occidentale, vera gemma nel mondo dei rapaci. Da sempre considerato scarso e localizzato, con popolazioni riproduttive tra le più rilevanti in Italia, oggi si trova ad affrontare un declino continuo, inesorabile e rapido in tutto il suo areale di distribuzione mondiale. Il feldeggii, è una delle sottospecie dell’ampiamente distribuito e piuttosto comune Lanario Falco biarmicus biarmicus, che ha buone popolazioni riproduttrici diffuse in tutta l’Africa. Per questo motivo, l’Unione Europea fino ad oggi ha praticamente ignorato quasi completamente il fatto che questo uccello sta scomparendo e molto poco è stato fatto finora. Ancora peggio, la maggior parte degli “specialisti” hanno ripetutamente riportato le stesse stime di coppie riproduttive in tutte le loro pubblicazioni, spesso senza effettivamente verificare l’affidabilità dei dati disponibili, ignorando o addirittura negando il problema.

Una coppia di lanari europei (Falco biarmicus feldeggii) in volo in un sito siciliano (Stefania Merlino). Si noti come questa e le altre foto sono state effettuate a distanze molto elevate come si osserva dall’ingrandimento e qualità della foto, cosicché si abbia la certezza che nessuna foto sia stata fonte di disturbo.

Una coppia di lanari europei (Falco biarmicus feldeggii) in volo in un sito siciliano (Stefania Merlino). Si noti come questa e le altre foto sono state effettuate a distanze molto elevate come si osserva dall’ingrandimento e qualità della foto, cosicché si abbia la certezza che nessuna foto sia stata fonte di disturbo.

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Settembre 4, 2017
di Francesco Corra
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Alla scoperta di uno dei più ricchi rifugi di biodiversità in Europa: Andrea Corso in giro per l’Italia con gli strumenti ottici Leica

di Andrea Corso

L’Italia è tra i paesi più ricchi di biodiversità in Europa. La varietà delle condizioni geografiche, geomorfologiche e climatiche che caratterizza il suo territorio rendono questo paese una straordinaria area di concentrazione di specie animali e vegetali e di habitat. In Italia sono stati identificati diversi siti di biodiversità di importanza planetaria (chiamati “punti caldi” in termini scientifici), come le isole tirreniche, quelle del Canale di Sicilia, le Alpi Marittime e la Liguria, senza contare altre aree come la catena Appenninica, caratterizzata da un gran numero di specie endemiche. La Sicilia e la Sardegna, le due principali isole italiane e le più grandi di tutto il bacino del Mediterraneo, sono anche una delle aree più ricche in tutta Europa per endemismi e per specie di fauna e flora altamente localizzate e in pericolo.

In generale, l’Italia è il paese europeo con il maggior numero di specie. In particolare, ospita circa la metà delle specie vegetali e circa un terzo di tutte le specie animali presenti in Europa. Alcuni gruppi, come alcune famiglie di invertebrati, sono presenti in numero doppio o triplo, se non addirittura più, rispetto ad altri paesi europei. Tutto ciò riflette il cosiddetto gradiente latitudinale di ricchezza di specie, secondo il quale la diversità diminuisce con l’aumento della latitudine, cioè, spostandosi dall’equatore ai poli.

Per quanto riguarda la biodiversità animale, si stima che in Italia ci siano 58.000 specie (il numero più alto in Europa!), con un lungo elenco di specie endemiche.

In particolare, il 98% di queste specie è costituito da invertebrati (55.000 specie), protozoi (1.812 specie) e vertebrati (1.258 specie). Naturalmente, il phylum più ricco, con più di 46.000 specie, è quello degli Artropodi, tra i quali spicca un enorme numero di endemismi unici dell’Italia, ad esempio tra le farfalle, i coleotteri, i ragni e le libellule.

Particolarmente ricchi di endemismi sono gli Anfibi e i Rettili, ad esempio 5 specie di Geotritoni (Speleomantes sp.) *, endemiche della Sardegna (più di ogni altro luogo) e le lucertole come Podarcis siculus e Podarcis waglerianus, ed uno dei rettili più localizzati, più rari e minacciati del Paleartico occidentale, la Lucertola drelle Eolie Podarcis raffoneae (o raffonei a seconda degli autori).

Per quanto riguarda gli uccelli, il numero di specie è di circa 550 fino al 2017 (le ultime aggiunte sono state Airone nero, Martin pescatore bianco e nero, Monachella nera a testa bianca, Canapino di Upcher, ecc.). Pochissimi degli uccelli presenti su territorio nazionale sono strettamente endemici dell’Italia, poiché nella maggior parte dei casi si tratta di sub-endemismi (ossia con la popolazione principale in Italia ma con nuclei riproduttivi in una o più nazioni limitrofe): ricordiamo la Sterpazzolina di Moltoni, il recentemente ri-descritto ed elevato a specie separata Pigliamosche tirrenico, la Cutrettola capocenerino, l’Averla capirossa badia, il Picchio di Lilford e così via. L’unico uccello rigorosamente endemico sarebbe la Coturnice siciliana (Alectoris whitakerii), localizzata in Sicilia e a rischio per la pressione venatoria, se la separazione a specie a se venisse finalmente accettata in Italia, come già fatto in alcuni paesi.

Averla capirossa (Lanius senator senator) mentre si nutre di una delle lucertole endemiche italiane: Podarcis sicula.

Averla capirossa (Lanius senator senator) mentre si nutre di una delle lucertole endemiche italiane: Podarcis sicula.

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