Ottobre 22, 2019
di Tatiana Chiavegato
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Leica Sport Optics con Una Famiglia nell’Artico

Insieme per raccontare il cambiamento climatico.

Leica Sport Optics è orgogliosa di collaborare ad un progetto unico.

Per la prima volta uno dei migliori fotografi al mondo, che da anni si dedica alla conservazione della natura, ha deciso di vivere e documentare assieme alla sua famiglia i segni concreti del cambiamento climatico.

Non solo fotografia e osservazione, ma un vero reportage in prima linea per raccontare cosa sta accadendo in uno dei punti più fragili della terra: l’arcipelago delle Svalbard.

Stefano Unterthiner, Isole Svalbard.

LA VISIONE DI UNA FAMIGLIA NELL’ARTICO

«Conosciamo la verità non soltanto attraverso la ragione, ma anche con il cuore.»

Blaise Pascal

Il progetto ha come obiettivo ultimo quello di rendere accessibile, facilmente divulgabile e comprensibile il concetto di cambiamento climatico. Vogliamo fare UN’INFORMAZIONE RIGOROSA, soprattutto capace di EMOZIONARE e ISPIRARE; di muovere le coscienze e spronare la società e la politica ALL’AZIONE, a comportamenti e scelte più consapevoli e rispettose nei confronti dell’ambiente. Crediamo che un approccio più emozionale, piuttosto che allarmistico e puramente didattico, possa riuscire a comunicare con maggiore efficacia, come suggerito da numerosi studi cognitivi1, il cambiamento climatico.

PERCHE’ LE SVARBALD?

L’ARTICO SI STA RISCALDANDO sempre più rapidamente. La parte settentrionale del mare di Barents, in particolare, sta subendo il più veloce aumento di temperatura dell’intero Circolo Polare Artico, nonché il tasso più elevato di riduzione della superficie di ghiaccio marino: è stato osservato che in quest’area si sta verificando il passaggio da un clima artico a uno di tipo atlantico2.
Nel Mare di Barents, LE SVALBARD DETENGONO UN PRIMATO NEGATIVO: è il luogo in cui i cambiamenti climatici stanno avvenendo più rapidamente che in qualunque altra regione del mondo: luglio 2019 è stato il 104° mese consecutivo che ha registrato una temperatura mensile superiore alla media3.

Un recente studio, commissionato dalla Norwegian Environment Agency, ha documentato che negli ultimi cinquant’anni la TEMPERATURA DELLE SVALBARD È AUMENTATA DI 5,6°C.

Grafico delle temperature, mostra il cambiamento nell’Artico, ma anche quello globale.

Il rapido cambiamento del clima avrà effetti profondi e duraturi sul delicato ecosistema artico: numerosi studi hanno dimostrato come il cambiamento climatico in atto nelle Svalbard stia già causando un IMPORTANTE IMPATTO SULLA VEGETAZIONE e su gran parte della FAUNA residente, nonché su alcune specie migratorie che occupano queste regioni stagionalmente6. Secondo l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) è possibile un declino del 30% della popolazione di orsi polari entro il 2050.

Il nostro lavoro consisterà nel raccogliere STORIE di un ambiente che sta subendo enormi trasformazioni, cercando di comporre un mosaico narrativo di foto, video e testi con cui riuscire a comunicare i mutamenti climatici in atto. Nel corso della nostra lunga missione artica saremo una sorta di ‘ANTENNA’ che raccoglie e INVIA INFORMAZIONI sul cambiamento climatico da questo punto di osservazione privilegiato ‘IN CIMA AL MONDO’, ma anche aggiornamenti sulla nostra grande avventura famigliare.

Famiglia Unterthiner
La famiglia al completo. Da sinistra Stefano, Rèmi, Stephanie e la piccola Bahia.
Presentazione del progetto Una famiglia nell’Artico sulla prima pagina di 7 – Rivista del quotidiano nazionale Corriere della Sera.
https://www.facebook.com/stefanounterthiner/

Ottobre 21, 2019
di Tatiana Chiavegato
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CON LEICA SPORT OPTICS A FUERTEVENTURA di Giovanni Soldato

Paesaggi lunari, spiagge immense, dune desertiche di sabbia finissima, tutto concentrato in pochi chilometri quadrati: si tratta di Fuerteventura, una delle otto principali isole dell’arcipelago delle Canarie; la più vicina alle coste africane e la più antica, essendosi formata ben 20 milioni di anni fa.

Questi due aspetti hanno influenzato non poco la forte identità dell’isola: gli effetti di milioni di anni di erosione eolica hanno molto addolcito le aspre formazioni di origine vulcanica e le condizioni climatiche del vicino nord Africa hanno permesso l’instaurarsi di habitat per molti aspetti più simili a quelli del Marocco che a quelli tipici dei climi oceanici.

Proprio per queste peculiarità Furteventura, oltre a essere meta ambita per gli amanti del wind-surf e di spiagge tutt’altro che affollate, rappresenta una destinazione decisamente interessante per gli appassionati di natura ed in particolare per i birdwatchers, categoria che negli ultimi anni anche in Italia continua ad accrescere le sue fila.

Ornitologicamente parlando l’isola può considerarsi uno scampolo di Sahara andato alla deriva, unico angolo d’Europa dove è possibile osservare alcune specie tipiche delle zone desertiche e semidesertiche del nord Africa, a cominciare dall’Ubara (Chlamydotis undulata) specie sempre più minacciata dalla frammentazione del suo habitat elettivo e dalla caccia di frodo nei paesi del Maghreb, e che a Fuerteventura, in alcune localizzate aree idonee, sopravvive con una popolazione stimata intorno ai 240 individui, o come il Corrione biondo (Cursorius cursorius), che potremmo considerare la versione del Vecchio Mondo del Road-runner americano, il “bip-bip” dei cartoni animati, per intenderci.

Ma gli ornitologi di tutta Europa, giungono a Fuerteventura soprattutto per ammirare la vera specialità dell’isola, un piccolo passeriforme che non è possibile osservare in nessun’altra parte del mondo, il Saltimpalo di Fuerteventura (Saxicola dacotiae) che ha eletto a suo habitat ottimale i barrancos, i letti ormai asciutti dei torrenti che numerosi percorrono l’isola, quegli stessi torrenti che nei milioni di anni trascorsi sono stati i maggiori artefici, insieme al vento, del modellamento del paesaggio così come lo vediamo adesso.

Fortunatamente la popolazione del nostro Saltimpalo gode di discreta salute e non è affatto difficile scovarlo girovagando per le aree rocciose semidesertiche, anche se, devo ammettere, che aver trascorso il primo giorno nella parte centrale dell’isola senza avvistarne uno cominciava a destarmi qualche preoccupazione! I nostri sforzi sono stati premiati il giorno successivo, in corrispondenza di uno dei primi tornanti di quella che si può considerare senza dubbio la strada più suggestiva che si possa percorrere su questo scampolo di terra in mezzo al mare. Si tratta della pista che partendo da Morro Jable raggiunge l’estremità meriodionale dell’isola, lungo la penisola di Jandia. Proprio nel primo tratto, in un piccolo appezzamento di terreno sabbioso, dove erano presenti le uniche piante nel raggio di qualche centinaio di metri, è uscito allo scoperto un confidente e colorato maschio di Saltimpalo che evidentemente aveva eletto questo piccolo angolo di isola a suo territorio. Questo individuo in particolare si è mostrato altresì molto collaborativo, dandoci così l’opportunità di effettuare un buon numero di scatti.

Per l’occasione abbiamo avuto modo di osservare questa specie senz’altro unica, e le numerose altre scovate nel corso del soggiorno “canarino”, attraverso le lenti dell’ULTRAVID 8×32 HD, binocolo che si è rilevato ottimo in tutte le situazioni. Per chi, come il sottoscritto, è abituato a girovagare per mari e monti con binocoli di una certa “stazza”, generalmente 10x, la prima caratteristica che si apprezza è senz’altro il peso esiguo; quasi ci si dimentica di averlo al collo!

Per quanto riguarda le prestazioni devo ammettere di essere rimasto colpito dall’immagine perfetta, al centro così come ai bordi dell’inquadratura, dal campo visivo ampio e dalla luminosità eccellente, anche oltre le aspettative in situazioni critiche, come ad esempio nella ricerca di uccelli marini al tramonto.

Ed è proprio dopo il tramonto che, davanti ad una rigenerante cena a base di pescado del dia, salutiamo questa stupenda isola con la sensazione di non veder l’ora di tornare.

© Giovanni Soldato

Ottobre 21, 2019
di Tatiana Chiavegato
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Viaggiare ci rende migliori. Leica Optics e Natour Biowatching una collaborazione che mette al centro la natura

Siamo felici di iniziare questa bellissima avventura con Natour Biowatching, il progetto ecoturistico e di divulgazione ambientale ideato da Francesco Mezzatesta, naturalista tra i più importanti in Italia.

La collaborazione con Natour Biowatching ci permette di rimanere in contatto con chi ammira e studia la biodiversità della natura.


Francesco Mezzatesta

Da più di 100 anni Leica si dedica con passione all’osservazione della natura. I migliori birdwatcher del mondo e migliaia di appassionati di animali e sport all’aria aperta hanno scelto di viaggiare con con uno strumento Leica perchè regala emozioni impagabili.

Natour Biowatching è l’evoluzione dell’esperienza che Francesco Mezzatesta ha maturato in Lipu con la diffusione della pratica del birdwatching, portata, ora, a un livello più ampio e a tutto campo, dove l’escursionismo diventa un’osservazione lenta e profonda del paesaggio che si attraversa. Da qui il termine Biowatching che va oltre la tutela di un segmento naturale per abbracciare con consapevolezza tutto il mondo nel quale viviamo.

Con Natour Biowatching abbiamo l’occasione di vivere la natura in modo più attento e consapevole.

https://www.natour-biowatching.com

Settembre 20, 2019
di Tatiana Chiavegato
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“Un autunno in Appennino – diario di un naturalista fotografo”

di Bruno D’Amicis

Tutto il Team di Leica Sport Optics è orgoglioso di presentare la nuova collaborazione con Bruno D’Amicis, conosciuto e apprezzato biologo e fotografo naturalista, che ha fatto della sua passione il suo lavoro. Complimenti!

Bruno terrà un diario settimanale sulla pagina fb @leicabird e ci porterà alla scoperta della fauna del nostro Paese seguendo lo scorrere naturale delle stagioni nel passaggio tra l’autunno e l’inverno.

Bruno raccontaci chi sei. La parola passa a te.

Bruno D’Amicis con il binocolo Noctivid 10×42 suo fedele compagno di viaggio in questa nuova avventura.

Ciao mi chiamo Bruno D’Amicis http://www.brunodamicis.com, sono un biologo, autore e fotografo professionista, ma soprattutto un grandissimo appassionato di Natura e montagna. Sin da quando ero bambino, amo cercare e osservare gli animali nel proprio ambiente e passare quanto più tempo possibile all’aria aperta.

Sono nato e cresciuto a Roma, ma da sempre frequento l’Appennino abruzzese, dove è sbocciata la mia passione per la vita selvatica. A 10 anni, per il mio compleanno, ho chiesto in regalo un binocolo (che ancora conservo…) Crescendo, ho assecondato questo mio interesse, occupandomi di ornitologia e laureandomi in Biologia. Col tempo, però, ho capito che la mia vera vocazione era condividere con gli altri questo grande amore e ho deciso di abbandonare una possibile carriera scientifica per girare il mondo, esplorare montagne, foreste e deserti, raccogliere storie, documentarle con la mia macchina fotografica e raccontarle con parole ed immagini.

C’è voluto tempo, ma, pian piano, ho realizzato il mio sogno e sono diventato un fotografo naturalista a tempo pieno, lavorando nei quattro angoli del Pianeta, dal Sahara alle foreste dell’America Centrale, dall’Himalaya al Madagascar. Ho realizzato servizi per alcune delle riviste più importanti (es. National Geographic, GEO, BBC Wildlife) e vinto diversi premi prestigiosi (es. World Press Photo, Wildlife Photographer of the Year), ho scritto sei libri e tenuto decine di presentazioni in tutto il mondo. Ciononostante, la fotografia non è il fine ultimo della mia attività: per me una foto rimane piuttosto uno strumento di comunicazione, un mezzo potente di cui dispongo per fermare un istante (un’emozione!) in natura e aumentare consapevolezza nelle persone verso i temi della conservazione degli habitat e delle specie. Sì, perché girando il mondo e assistendo a tante situazioni diverse, sono divenuto consapevole della necessità della specie umana di cambiare rotta se si vuole salvaguardare la Terra.

Un cammino lungo e in salita, che inizia però da gesti semplici, come quello di passare tempo in un bosco o in montagna, guardandosi attorno e apprezzando le meraviglie che ci circondano e facendole conoscere anche a chi ci sta intorno. Nonostante i miei viaggi all’Estero, dodici anni fa ho scelto di vivere in Abruzzo, il luogo che amo di più al mondo e dove ho la possibilità di godere tutti i giorni di una natura prorompente e selvaggia. 

Quest’autunno, insieme a Leica, ho deciso di guidarvi alla scoperta del “cuore selvaggio d’Italia”,  con un diario delle mie avventure e degli incontri con gli animali. 

Partiamo? fb @leicabird

Settembre 13, 2019
di Tatiana Chiavegato
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Piccoli dettagli e sfumature vaghe: quando una buona ottica conta davvero

di Andrea Corso

L’estate di Andrea Corso è stata intensa e ricca di incontri, di seguito un breve racconto di emozionanti avvistamenti nella sua Sicilia.

Un’estate calda è di nuovo qui, nel sud della Sicilia e in tutto il Mar Mediterraneo. Sembra che anche muovere una gamba o una mano sia duro e pesante, il sudore gocciola negli occhi e offusca la vista. Ma a Linosa, o in qualsiasi altra isola europea, oltre che lungo le coste e in mare aperto giù da alti promontori, il mare è costantemente solcato da veloci cesellatori di onde, disegnatori delle tavolozze verde-blu del mare: le berte! Nelle notti estive senza luna, nei cieli trapuntati di stelle, le loro urla melanconiche, a volte inquietanti, echeggiavano sulle isole. E poi, l’inarrestabile birder non teme la sofferenza dei sudari, rinuncia al condizionamento dell’aria condizionata e delle stanze fresche (in verità io vi rinuncio sempre, non usandola mai l’odiata aria condizionata!). E così, si inizia a studiare le berte e gli uccelli marini in generale. Per diversi anni, anche grazie allo stimolo del mio amico Robert Flood, ho studiato la variabilità del disegno alare nella Berta maggiore mediterranea o di Scopoli (Calonectris dimodea). Questa è la specie di Calonectris che si riproduce nel Mar Mediterraneo, mentre la sua controparte oceanica, la Berta maggiore atlantica (Calonectris borealis), nidifica in Atlantico orientale, dalla Galizia (Spagna nord-occidentale) e Berlengas Is (al largo del Portogallo), dalle Azzorre e sino alle Isole Canarie. 

Berta maggiore mediterranea ( o di Scopoli). Si noti il caratteristico pattern della punta del sottoala, con le caratteristiche “lingue” bianche molto marcate e ben visibili lungo il vessillo interno delle primarie e un contorno scuro apicale che la differenziano dalla Berta maggiore atlantica, la quale presenta tutta la “mano”, ossia la punta del sottoala, omogebneamente scura   – Foto di Simona Guidotti.
 

Fino a poco tempo fa queste due specie erano considerate conspecifiche tra loro, quindi due sottospecie, insieme con la Berta di Capo Verde (Calonectris edwardsii), ora separate in tre specie sorelle ma distinte. Le uniche segnalazioni italiane di C. borealisfinora conosciute si riferivano a due adulti trovati nella colonia riproduttiva di C. diomedeasull’isola di Linosa il 16 maggio 1987 e l’11 agosto 2009, ma nessuno è mai stata osservata in mare o, in generale, in nessun altro sito italiano. Pertanto, per anni ho cercato di identificare  e segnalare qualche individuo sul campo, o comunque di comprendere e approfondire la variabilità dei caratteri identificativi di questi taxa. Robert, autore di numerose guide da campo e manuali sugli uccelli marini (alcune delle più belle opere ornitologiche pubblicate negli ultimi vent’anni) (https://www.scillypelagics.com/multimedia-guides) necessitava di foto e dati sulla diomedea ed io lo ho aiutato a raccogliere informazioni per l’imminente guida di identificazione delle berte.

Berta maggiore mediterranea (o di Scopoli) nel suo tipico comportamento di volo… sembra che l’ala sia un fine rasoio che taglia l’acqua. Da qui il nome inglese di tutte le berte: “Shearwater” (fenditori di acqua)– Foto di Igor Maiorano /MISC

La differenza principale tra le due berte in questione, sta nel diverso disegno della punta dell’ala vista da sotto in volo. Nella Berta maggiore di Scopoli, si notano delle  “lingue” bianche che corrono lungo i vessilli interni delle primarie esterne, quasi fino all’apice, più larghe alla base della penna, mentre la punta è sempre grigio-nera.Al contrario, nella specie atlantica, queste “lingue” bianche sono praticamente assenti o non sono affatto visibili, e il sottoala mostra l’intera “mano”, dalla base alla punta, tutta omogeneamente scura (nerastra). Di solito, anche l’area del “polso” è più scura e densamente picchiettata di grigio-nero, apparendo come una zona carpale più “sporca”. Questo è il primo e il miglior carattere chiave riportato da tutte le moderne guide sull’identificazione degli uccelli. 

Berta maggiore mediterranea. In questa immagine è chiaramente visibile il caratteristico pattern delle ali. Strette linee  bianche lungo le primarie mediane (P7-P9) che si “insinuano” nello scuro della punta dell’ala, Alcuni individui, come questo mostrano però poco bianco o quasi per nulla, di difficile osservazione in natura – Foto di Aldo Lauricella

Come risultato dei nostri studi e osservazioni continue, tuttavia, è stato visto che, principalmente nella Scopoli, c’è una certa variabilità; in effetti, alcuni individui (principalmente giovani) mostrano pochissimo bianco, solo lungo il vessillo interno della seconda primaria esterna (P9). Ciò significa che sul campo, il disegno tipico che identifica la i Scopoli è talvolta davvero difficile da osservare e da rilevare con certezza in mare. A volte, infatti, si nota solo un po ‘di bianco, con spesso un’ombra pallida appena visibile al centro della “mano”. In condizioni normali, l’identificazione risulta quindi estremamente difficile. Se a ciò aggiungiamo che in presenza di una forte luce solare, viceversa, la sorella atlantica sembra mostrare un sottoala piuttosto pallido con una punta molto più chiara del normale, il compito di trovarne una erratica e accidentale nel Mediterraneo diventa davvero complicato. 

Andrea Corso con il cannocchiale Apo Televid. Anche in condizioni di luce scarsa le lenti Leica garantiscono contrasti perfetti.


Questo è il momento in cui strumenti ottici eccezionali fanno davvero la differenza. Per tali sottigliezze, per un compito così difficile, il meglio del meglio nel campo dell’ottica per il birdwatching, è l’unica cosa che può aiutare … e credetemi, dopo decenni di esperienza, non ho mai usato nulla che aiuti di più dei binocoli Leica Noctivid 10×42 e del telescopio Leica Apo Televid 82. 

Quando davvero i più piccoli dettagli sono vitali, quando le più piccole sfumature distinguono due specie simili, solo strumenti come questi forniscono l’arma vincente. Con un aiuto in più: numerose volte, quando il vento non è favorevole, e le berte passano molto lontano, aggiungo al mio Leica APO l’estensione Leica 1.8x, in modo da ottenere fino a 90 ingrandimenti !! E nessuna berta mi sfugge più … (si spera).

Altre foto:

Una tipica Berta maggiore atlantica. Si notano molto bene il disegno e i colori della punta dell’ala, priva del tutto di segni chiari lungo i vessilli delle primarie, cosicchè la punta (la così detta “mano”) appare totalmente scura– Foto di Yoav Perlaman
 
Berta maggiore mediterranea. Si osservi come in alcuni esemplari il disegno della punta dell’ala (da sotto) sia davvero molto simile a quello della Berta maggiore atlantica (apparendo la punta quasi tutta scura) – Foto di Igor Maiorano/MISC

Berta maggiore atlantica. Si osservi come in alcune angolazioni, la punta del sottoala appare meno decisamente e uniformemente scura, seppure con solo una vestigiale intrusione bianca nel vessillo di una singola primaria, il disegno può comunque essere simile ad alcuni estremi scuri di Berta maggiore mediterranea – Foto di Hans Lansen
 

Nuovo Noctivid 10×42. Oggi anche in colore verde natura.

Luglio 31, 2019
di Tatiana Chiavegato
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Video Digiscoping nel Parco Nazionale del Gran Paradiso con Luca Giordano

di Luca Giordano

La primavera infine è arrivata, anche sulle montagne del Parco Nazionale Gran Paradiso. Le temperature in rialzo aiutano i sentieri dell’area protetta a scrollarsi di dosso le ultime chiazze di neve e un fischio inconfondibile risuona nell’aria tersa di Giugno. E’ il grido d’allarme della marmotta, roditore dall’aspetto buffo e dalla sorprendente etologia: dopo aver trascorso i freddi mesi invernali al riparo nella sua tana, questo simpatico animale si catapulta alla ricerca di nutrimento nella prateria alpina. A fargli compagnia, altri mammiferi erbivori di ben più grandi dimensioni: si tratta degli stambecchi, possenti ungulati dalle corna ricurve che in questo periodo dell’anno si apprestano ad abbandonare il folto e scuro pelo invernale a favore di uno più corto e chiaro. 

La mia camminata è iniziata di primissima mattina, oggi, e gli incontri con la fauna selvatica non si sono fatti attendere. Dopo aver percorso poche centinaia di metri, scrutando i dintorni di un alpeggio abbandonato con il fido binocolo Ultravid 8×32 HD-Plus, scorgo un movimento frenetico tra le rocce: un frullante battito d’ali bianche fa sorgere in me un dubbio, che decido di fugare utilizzando il più potente Ultravid 10×42 HD-Plus.

I binocoli Ultravid 10×42 e 8×32 HD-Plus utilizzati durante questa escursione

E’ come pensavo: un bellissimo fringuello alpino è intento a fare la spola tra la pietraia e il suo nido, con l’obiettivo di assicurare ai suoi pulcini appena nati il giusto apporto di cibo. Mi posiziono a qualche decina di metri di distanza, in modo da non disturbare l’indaffarato e premuroso genitore. E’ l’occasione giusta per cominciare a testare la mia nuova Leica Q, una compatta con sensore FF da 24.2 megapixel dall’estetica davvero accattivante, in abbinamento al mio Apo Televid 82 con oculare 25-50x. Non ho mai girato video di natura con questo sistema, ma devo dire che trovo in fretta il giusto feeling con questa particolare accoppiata. Nonostante il piccolo volatile si muova lesto e imprevedibile, riesco a immortalarlo per alcuni secondi in una posa decisamente fotogenica. 

Sistema Digiscoping collegato con  fotocamera Leica Q
Lavoro e mi diverto con il sistema Digiscoping collegato con fotocamera LeicaQ
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Settembre 25, 2018
di Tatiana Chiavegato
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SEAWATCHING CON LEICA NEL MAR MEDITERRANEO | Andrea Corso

Cercare tra le onde di un mare blu profondo è come scansionare le nuvole che passano al vento

Testo e Foto di Andra Corso

Un piccolo punto scuro, solitamente, è il premio: un falco lontano nell’osservare il cielo, un minuscolo Uccello delle tempeste o una berta invece nel guardare il mare. L’emozione è la stessa, l’attesa di trovare qualcosa di speciale. Ma l’abilità e la pazienza di cui hai bisogno, è ancor di più per l’osservazione in mare. Ore e ore, un giorno placido, aspettando da soli … solo tu, il tuo binocolo e il tuo telescopio, nient’altro.

Andrea Corso che fa seawatching con i suoi strumenti Leica a Capo Murro di Porco, Siracusa, uno dei migliori siti italiani per l’osservazione di uccelli marini e cetacei (foto di Verena Penna).

Andrea Corso che fa seawatching con i suoi strumenti Leica a Capo Murro di Porco, Siracusa, uno dei migliori siti italiani per l’osservazione di uccelli marini e cetacei (foto di Verena Penna).

 

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Settembre 5, 2018
di Tatiana Chiavegato
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Giorno e notte nel Parco Etosha con binoculare termico Armasight Command 5-20×75 HD

Giugno 2018, Parco di Etosha in Namibia, Africa.

Non c’è posto migliore dell’Africa dove testare la qualità di un’ottica, le sue prestazioni e la sua affidabilità. Nel nuovo continente il calore e la luce sono estremi. A questo, molto spesso, si unisce il vento che trasporta la sabbia fine ovunque. Chi è stato in Africa sa benissimo che il vero souvenir che si porta a casa è la sabbia del deserto incastrata in ogni strumento e in ogni vestito. Un vero attentato per le macchine fotografiche e tutti gli strumenti tecnologici.

Durante un viaggio-workshop dedicato all’osservazione degli animali e alla fotografia organizzato dal fotografo naturalista Emanuele Biggi è stato testato il binoculare termico Command 5-20×75 HD di Armasight by Flir.

Command 336×256 (60Hz) 5-20×75 HD Armasight, considerato ad oggi quanto di meglio si possa acquistare per la visione termica sul mercato mondiale ad uso civile.

Command 336×256 (60Hz) 5-20×75 HD
Armasight, considerato ad oggi quanto di meglio si possa acquistare per la visione termica sul mercato mondiale ad uso civile.

Il visore termico è stato utilizzato da Emanuele in diverse circostanze: al crepuscolo, con il buio della notte, all’alba e sotto l’accecante luce del giorno. La visione è risultata sorprendente. Ovviamente la tecnologia termica si basa sulle differenze di temperatura e in Africa di giorno il calore raggiunge livelli molto elevati. Il binoculare Command 5-20×75 HD ha  lavorato in maniera sorprendente in ogni condizione.

Per prima cosa è stata sottolineata la maneggevolezza dello strumento. Anche se si tratta di un binoculare costruito con una lente obiettivo da 75mm e un corpo comandi centrale, durante l’utilizzo si è dimostrato pratico da utilizzare, inoltre la visione è risultata molto confortevole perché binoculare, la vista non si affatica ed entrambi gli occhi sono protetti dal fastidio degli agenti esterni. La parte dei comandi che include ingrandimento, colori di contrasto dello schermo e settaggi di base e stata considerata veloce e molto intuitiva.

Il Command 5-20×75 HD è stato utilizzato non solo per osservare, ma anche per scattare alcune foto e registrare sia di giorno che di notte video molto interessanti.

210537 copia

La foto sopra del rinoceronte è stata scattata durante l’imbrunire. La distanza è corta. Lo strumento è impostato con ingrandimento 2x.

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Luglio 26, 2018
di Tatiana Chiavegato
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LA NATURA NON HA FRETTA. Luca Giordano e Leica sono d’accordo.

Con il binocolo Noctivid 8×42 e il cannocchiale Apo Televid 82 attraverso il Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Testo e foto di Luca Giordano

Per i fotografi naturalisti che come me assegnano un peso specifico notevole allo studio dei soggetti che immortalano, l’utilizzo sul campo di strumenti ottici da osservazione risulta di fondamentale importanza.

Luca Giordano nel Parco Nazionale del Gran Paradiso

Luca Giordano nel Parco Nazionale del Gran Paradiso

Il fotografo interessato a riprendere animali selvatici dovrebbe mettere da parte la fretta, prendendosi il tempo necessario per ispezionare l’ambiente in cui si muove e per cercare di comprendere il comportamento della fauna che si appresta ad avvicinare. Ciò nonostante, non sempre questo succede.

Io per primo, per lungo tempo, mi sono mio malgrado schierato tra le fila di coloro che, riluttanti ad aggiungere ulteriori zavorre al già carico zaino fotografico, hanno preferito lasciare a casa binocolo e cannocchiale.

Tuttavia, da quando sono entrato in possesso di un binocolo Leica Noctivid 8×42 e di un cannocchiale Leica Apo Televid 82, le mie abitudini sono cambiate radicalmente. Nelle righe che seguiranno, troverete un personalissimo resoconto delle mie prime esperienze vissute in alta quota, sulle Alpi italiane e francesi, con il supporto di questi due oggetti straordinari.

Camoscio (1)

Camosci nel PNGP

Leica Noctivid 8×42

Voglio cominciare dal binocolo, probabilmente lo strumento ottico più utilizzato al mondo per l’osservazione degli animali in natura.

Il mercato propone al pubblico un’infinità di prodotti caratterizzati da bassa qualità e prezzo contenuto, spesso di dimensioni tascabili. Io stesso mi sono sempre orientato in direzione di questi binocoli leggeri e quindi poco impegnativi da trasportare durante le mie escursioni, spesso faticose, alla ricerca dei selvatici.

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Aprile 11, 2018
di Tatiana Chiavegato
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Image Consult e Leica Sport Optics, con testimonial d’eccezione Emanuele Biggi, insieme per mostrare agli appassionati della natura i migliori strumenti al mondo per l’osservazione e il digiscoping.

Appuntamento | Domenica 29 Aprile. Ore 10:00 Stand Onnik.it | Fiera del Birdwatching 2018 Comacchio (FE). coma-bird-blog2018_v3

Dalla nuova collaborazione tra Image Consult e Leica Sport Optics nasce un evento unico. Emanuele Biggi, fotografo naturalista, noto volto di Geo, famosa trasmissione che si occupa di natura su Rai 3, sarà a disposizione di tutti gli appassionati fotografi e amanti della natura per raccontare con le sue foto e con gli strumenti Leica un emozionate viaggio in Namibia.

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