Il miglior cannocchiale per la caccia di selezione: confronto al top

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Per chi cerca il meglio, in ogni situazione, senza compromessi.

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Con caccia di selezione intendiamo ogni tipo di caccia agli ungulati, esclusa quella in battuta.

Parlando di cannocchiale da puntamento, vogliamo dire che delle varie situazioni di caccia di selezione esamineremo in questa sede ciò che richiede all’ottica il momento cruciale, quello del tiro.

 

Nella caccia di selezione, ci si può trovare nel bosco a sorprendere un animale a 20 metri, con pochi secondi per valutare, mirare e tirare.

All’opposto, può capitare di essere appostati e decidere di tirare a un capo distante oltre 300 metri, ben appoggiati.

Potremmo trovarci in pieno giorno, o più probabilmente con luce crepuscolare, o addirittura al limite della notte, o in casi di controllo o eradicazione anche sotto la luna.

Stiamo esaminando il meglio, ovvero ciò che offre qualità ottica straordinaria, il massimo possibile. Dalla luminosità, ai contrasti, ai trattamenti antisporco e antiappannamento sulle lenti esterne. Parliamo anche di case costruttrici che offrono 10 anni di garanzia, regalano i pezzi di ricambio a chi li smarrisce e che offrono un servizio di assistenza rapido e competente.

Diamolo per acquisito, non ne parleremo nel resto di questo articolo.

 

Il tiro ravvicinato richiede al cannocchiale reticolo illuminato e ampio campo visivo, ovvero ingrandimento minimo molto basso, per acquisire la mira più velocemente possibile.

Il tiro serale o addirittura notturno richiede obiettivo grande, reticolo illuminato con illuminazione micrometrica, e ingrandimento molto basso, per portare agli occhi al meglio la pochissima luce a disposizione.

Il tiro lungo implica ingrandimenti piuttosto alti e meccanica infallibile per essere sicuri della rosata e dei clic, soprattutto se si usa una torretta balistica. Reticolo e/o torretta balistica sono anch’essi elementi fondamentali, quando si superano i 250 metri, oltre al correttore di parallasse.

 

Diciamo innanzitutto che esiste la possibilità di avere tutto questo, senza alcun compromesso, in un solo strumento, e che esistono due cannocchiali che, in qualsiasi di queste situazioni si trovi il cacciatore, gli offrono le condizioni ideali per un tiro ottimale.
Sono lo Swarovski Z6i 2.5-15×56 con torretta BT e il Leica Magnus 2.4-16×56 con torretta BDC. Sui listini al pubblico, 2.900 Euro contro 2.730 Euro.

 

Caccia alla cerca, situazione di tiro ravvicinato nel bosco. Il cannocchiale ideale ha il più ampio campo visivo possibile e un reticolo illuminato micrometricamente per inquadrare e mirare più velocemente possibile. Entrambi i prodotti hanno il reticolo illuminabile micrometricamente in oltre 60 livelli diversi, divisi tra giorno e notte e con spegnimento e riaccensione automatici intelligenti in base all’inclinazione dell’arma. Eccezionale. Nessun altra marca offre un sistema di illuminazione così completo. Se proprio vogliamo cercare un vincitore, il puntino centrale del Magnus è più rapido a riaccendersi quando si imbraccia velocemente l’arma che tenevamo in spalla. Anche nel campo visivo c’è una leggera superiorità Magnus, a 2.4x i suoi 1,7 metri a 10 metri di distanza offrono qualcosa in più.

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Tiro crepuscolare o addirittura notturno: l’obiettivo da 56mm è il più grande obiettivo di dimensioni ragionevoli sul mercato, per raccogliere tutta la luce possibile. L’ingrandimento minimo a 2.4 o 2.5x, allo stesso modo, assicura la massima luce a disposizione della pupilla umana che è dilatata dall’oscurità. Il Magnus ha il 25% in più di pupilla d’uscita, un vantaggio non da poco. Abbiamo già detto dei superaccessoriati sistemi di illuminazione del reticolo di entrambi, che al minimo dell’intensità permettono di vedere appena accennato il puntino al centro del reticolo, senza restarne in alcun modo abbacinati.

pupilla al minimo

Avere una pupilla maggiore al minimo ingrandimento permette all’occhio di mirare meglio in condizioni di luce scarsa

 

Infine il tiro lungo, entrambi i cannocchiali hanno una ghiera laterale per correggere l’errore di parallasse ed entrambi raggiungono ingrandimenti importanti per mirare al meglio a distanze impegnative. Un ingrandimento in più del Magnus non guasta, ma non rappresenta effettivamente una differenza decisiva. I cannocchiali delle altre marche generalmente considerate tra le migliori per la caccia, se partono da 2.5 ingrandimenti minimi, non arrivano al massimo sopra i 10, e di norma non hanno il correttore di parallasse.

Tiro lungo significa anche, spesso, calibri spinti e magari freno di bocca. La situazione più difficile per la tenuta della rosata di un cannocchiale, a causa delle straordinarie vibrazioni prodotte dall’arma al momento del tiro. Tutti i cannocchiali hanno al loro interno un tubo, nel quale risiedono il reticolo e il gruppo di lenti che regolano lo zoom. È il cuore del cannocchiale. Normalmente questo tubo da una parte poggia su una o due molle sotto la torretta dei clic e dall’altra è “sospeso” su molle alle pareti dell’ottica sotto la ghiera degli ingrandimenti, secondo il principio per cui storicamente si preferiva lasciar muovere il tubo interno nell’ottica piuttosto che bloccarlo e rischiare rotture dovute al rinculo. I calibri e le ricariche moderne, i freni di bocca mettono a dura prova la capacità dell’insieme di garantire la rosata colpo dopo colpo.

Il tubo interno del Leica Magnus è incastrato nel tubo esterno, forte dei macchinari e della resistenza dei materiali oggi a disposizione dei costruttori, col risultato che anche prolungate prove effettuate con il “re degli spaccareticoli”, ovvero il 338 Lapua Magnum con freno di bocca, dopo oltre 200 colpi non sono riuscite a spostare minimamente la centratura del suo reticolo.

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Nella foto la sezione del Magnus 56, si nota l’incastro tra i due tubi esterno e interno

 

Ma tiro lungo significa anche montaggio saldo, e il Magnus offre di gran lunga uno spessore del tubo maggiore, per non temere di fissare gli anelli al meglio.

Proprio per mirare a lunga distanza, entrambi i due “mostri” da caccia di selezione di cui parliamo offrono la scelta tra reticoli balistici e/o torretta balistica, entrambi con reticoli sottili e al momento con lo Z6 dotato di un puntino centrale del reticolo leggermente più piccolo, che offre il vantaggio di coprire un po’ meno l’animale su distanze particolarmente lunghe.

Se la torretta balistica oggi ha sbaragliato il reticolo balistico come soluzione principe adottata dai cacciatori, questo è dovuto al fatto che la prima permette a chi mira di scegliere le distanze e adattare i riferimenti sulla torretta ad esse, mentre il secondo ha tacche di mira fisse cui corrispondono distanze alle quali è inevitabile assoggettarsi, e inoltre il reticolo ha riferimenti più distanti tra loro (con condizioni di mira più approssimative), “lavora” in modo diverso cambiando gli ingrandimenti del cannocchiale e in qualche modo “sporca” la visuale di chi mira, a causa dei vari riferimenti sotto la croce centrale.

Swarovski e Leica partono da soluzioni diverse per le loro torrette BT e BDC, ma entrambe sono recentemente approdate ad offrire ai cacciatori una ghiera con marcate le distanze di tiro, customizzata sulla palla utilizzata dal cacciatore. Basta richiederla alla casa costruttrice.

Non abbiamo mai visto pubblicata l’immagine della meccanica dei clic di altre marche di cannocchiali da caccia, qui quindi mostriamo soltanto l’aspetto esteriore della due torrette balistiche (senza il cappuccio) che evidenziano l’acciaio 60 Rockwell (il più resistente) del Magnus, e vicino l’esploso completo e  i pezzi principali che compongono la torretta dei clic del Magnus stesso, anch’essi tutti in metallo e in acciaio 60 R nella parti fondamentali.

torrette balistiche senza cappuccio

BT e BDC senza il cappuccio

 torretta magnus

Il disegno di tutti i pezzi, in metallo, che compongono la torretta dei clic del Leica Magnus

 

torretta clic bassa

Il cuore del meccanismo dei clic del Magnus che descriviamo in questo articolo

 

Poiché non si trova molto spesso sulla stampa una descrizione precisa della meccanica dei cannocchiali, e per spiegare come al di là del metallo piuttosto che della plastica ciò che conta è anche come funziona il meccanismo, a beneficio degli appassionati scendiamo ad un maggiore livello di dettaglio. Quando ruotiamo la torretta e diamo un “clic”, andiamo ad agire su una piccola rotella di acciaio 60 R alta mezzo centimetro, dalla quale sporge, sempre dello stesso materiale, una punta con una molla retrostante. La rotella è all’interno di una ghiera dentellata, sempre 60 Rockwell. Il clic sposta verso destra o sinistra la rotella, la punta incontrando il dente della ghiera rientra e poi venendo meno l’ostacolo riesce ad occupare il foro successivo. Un sistema semplice, ma di fatto infallibile, come mostra il fatto che finora nessun Magnus venduto è rientrato in Leica con problemi di clic.

Il tubo esterno più spesso, il tubo interno incastrato e l’utilizzo di materiali indistruttibili determinano un etto di peso in più per il Magnus, che d’altra parte è leggermente più corto dello Z6i. Anche se usassimo un’arma da caccia molto leggera, un etto di differenza incide sul peso da portare in spalla per meno del 5%.

 

Abbiamo mostrato come oggi si possano veramente pretendere dallo stesso cannocchiale le stesse condizioni di mira ottimali in qualsiasi situazione di caccia di selezione.

 

Se da un punto di vista ottico e per quanto concerne le prestazioni crepuscolari e per la caccia alla cerca i due prodotti presi in considerazione offrono prestazioni simili, è sull’aspetto meccanico che Leica Magnus trionfa, dando finalmente al cacciatore quella fiducia totale nella rosata e soprattutto nel poter agire quanto necessario sulla sua torretta balistica, che prima dell’uscita sul mercato di questo cannocchiale è sempre stata tanto precaria da contribuire al fiorire di sistemi di mira a lunga distanza esterni al cannocchiale, come i compensatori di traiettoria di cui è ottimo produttore, su tutti, Ermes Besseghini presso la sua armeria Ermesport di Grosio.

Ora che i telemetri e i binotelemetri dettano perfino quanti clic dare alla torretta, in base alla palla utilizzata e pesando l’influsso dell’angolo, della temperatura e dell’altitudine, poterli far “lavorare” con una torretta dei clic infallibile è un vantaggio, oltre che un piacere, che molti non si lasciano scappare.

 

Weidmannsheil!

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Dati tecnici e prezzi da materiale ufficiale delle case costruttrici. Se ci dovessero essere errori siamo lieti di apportare le necessarie correzioni.

 

Leggi anche gli articoli “Magnus: clic infallibili. Perché?” e “Magnus: tenuta perfetta della rosata al rinculo dei calibri più spinti: Perché?”

 

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