Cosa chiedere al miglior Lungo da caccia.

Quali sono gli elementi che definiscono il migliore?

Valutare gli animali fino al limite della notte, vedere i fori del proiettile sul bersaglio a 500 metri, godersi il piacere di immagini perfette, fare fotografie e video straordinari…qual è il miglior lungo e perché?

La superluna della notte tra il 6 e il 7 aprile 2020. Leica Apo Televid 82 a 50x, con smartphone Samsung Galaxy S8

Il migliore dei lunghi è ovviamente il più luminoso, ma anche quello che offre il piacere della miglior definizione dell’immagine, l’efficacia della massima precisione nella messa a fuoco, e poi robustezza, e le migliori prestazioni video-fotografiche con fotocamere e smartphone.

Il “vecchio” estensibile e il “nuovo” compatto. il passato e il presente dell’evoluzione tecnologica del lungo.

Il lungo, spektiv, cannocchiale terrestre, cannocchiale da osservazione, specula, telescopio… E’ lo strumento ottico che è definito con più nomi diversi, quello che permette di svolgere censimenti precisi, di valutare se l’animale è della classe giusta o magari malato, quello che regala l’emozione di apprezzare i dettagli, e di fotografarli, di registrare con lo smartphone al rallentatore la reazione dell’animale che incassa il proiettile, e capire come pensare al recupero. Il lungo è anche il compagno del tiratore per trovare i fori del proiettile sul bersaglio. E’ però anche lo strumento ingombrante che pesa, e che per questo alcuni cacciatori dotati di ottiche da puntamento ad alti ingrandimenti scelgono di non portare con sé, limitandosi a queste ultime per le loro valutazioni.

La maggior parte dei cacciatori considera il lungo come qualcosa di prezioso e irrinunciabile, e basta confrontare la qualità dell’osservazione con un ottimo lungo e un ottimo cannocchiale da puntamento, a parità di ingrandimento, per capire perché il primo offre puro piacere ancora prima che efficacia di valutazione garantita, il secondo semplicemente efficacia, garantita mica sempre. Questione di dimensioni dell’obiettivo, ma anche di costruzione, perché il lungo è fatto per osservare con l’occhio attaccato all’oculare, il cannocchiale da puntamento serve per mirare e per mirare senza rompersi lo zigomo bisogna poterlo fare al meglio a 9 o 10 centimetri di distanza dall’oculare. Impossibile offrire con questo compromesso una qualità di osservazione paragonabile.

Come capire qual è il migliore

Vogliamo il miglior lungo da caccia in circolazione.

Per capire quale sia oggi il migliore bisogna vedere quali sono gli elementi da valutare.

1. La luminosità per il crepuscolo

La luce che arriva agli occhi di chi osserva dipende certamente dal rapporto tra diametro dell’obbiettivo e ingrandimento, la famosa pupilla d’uscita -ovvero lo spazio utile all’occhio dentro l’ottica, ma nel lungo (a differenza del cannocchiale da puntamento, dove è un importantissimo fattore qualitativo) questa è una pura grandezza matematica (diametro dell’obiettivo/ingrandimento, in millimetri), e quindi, a parità di ingrandimento e diametro dell’obiettivo, un lungo da 30×75 da bancarella e uno della massima qualità hanno la stessa pupilla d’uscita, ovvero 75:30=diametro 2,5mm. Che è piccola: un essere umano infatti al crepuscolo può avere la pupilla dilatata fino a oltre 7mm di diametro in giovane età, a 4 o 5 in età più avanzata, e questo spiega perché alla sera il lungo diventi sempre più faticoso rispetto al binocolo (8×42 per esempio, pupilla d’uscita 42:8= diametro 5,25mm; ma 8×56 7mm!). La pupilla umana si affatica molto rapidamente se è costretta in uno spazio più piccolo di lei.

Nei lunghi la pupilla d’uscita dipende solo dalle dimensioni dell’obiettivo e dall’ingrandimento, nei cannocchiali da puntamento invece dipende dalla bravura degli ingegneri a progettare l’ottica. Ecco per esempio la pupilla d’uscita di un Magnus 2.4-16x56i a ingrandimento 2.4x (a sinistra – diametro 12,4mm) e di uno Swarovski Z8i 2.3-18×56 a 2.3x (a destra – diametro 8,1mm). Stesso diametro dell’obiettivo e ingrandimento praticamente identico, differenza tra le pupille d’uscita 53% a favore del Magnus. La stessa cosa vale per gli altri modelli Magnusi-Z8i. Dato Swarovski da catalogo.

La luminosità del lungo quindi -parlando di lunghi della stessa qualità- sarà maggiore (e l’affaticamento della pupilla del cacciatore minore) se l’obiettivo è più grande e se l’ingrandimento è più piccolo. La sera infatti lavoriamo bene con lunghi più grandi e zoom al minimo.

La luminosità però dipende soprattutto dalla qualità dell’ottica. Prima di tutto dipende dalla cosiddetta trasmissione di luce, ovvero la percentuale di luce esterna che -grazie alla qualità delle lenti e dei trattamenti sulle lenti stesse- riesce ad attraversare lenti e prismi fino all’occhio senza disperdersi per riflessione interna. E qui ormai i grandi nomi dell’ottica sono arrivati tutti ugualmente a livelli vicini al massimo, ben oltre il 90%, tanto che non è pensabile poter migliorare ancora questo parametro nei prodotti del futuro.

Lo spaccato del lungo, la luce per arrivare agli occhi deve attraversare svariate lenti e i prismi, disperdendosi leggermente ad ogni passaggio.

La luminosità è legata anche alla capacità delle lenti di offrire contrasti perfetti, ovvero di definire al massimo i bordi degli animali rispetto allo sfondo, e quindi di ridurre al minino o eliminare l’aberrazione cromatica, quelle frange di colore (dovute alla scomposizione della luce nei 7 colori per infinitesime imperfezioni nell’allineamento o nella lavorazione delle lenti e dei prismi) attorno agli oggetti, appena percepibili nei lunghi di qualità, che riducono proprio i contrasti. I nomi noti europei dell’alta qualità sono arrivati tutti ad altissimo livello, anche se sotto questo aspetto l’obiettivo dei Leica Apo Televid 65 e 82 essendo apocromatico offre qualcosa in più proprio nei contrasti e nell’eliminazione dell’aberrazione cromatica.

Quando ormai è quasi buio, è la definizione della sagoma dell’animale rispetto allo sfondo che permette di riconoscerlo ancora. Il display dello smartphone aiuta, ma è il lungo (apo televid 82) che mostra i cinghiali in modo ancora perfetto nonostante il crepuscolo.
2. la definizione d’immagine per il piacere di osservare e per leggere i fori sul bersaglio di carta, e per la fotografia

Il discorso sui contrasti vale anche qui, per regalare emozioni a chi osserva ma anche per permettere di vedere i fori del proiettile sul bersaglio di carta anche se c’è un po’ di foschia, o se fa tanto caldo e l’immagine appare tremolante, o ancora se si spara su distanze anche di 500 metri. Al poligono abbiamo le telecamere, in campo aperto no.

Leica Apo Televid 82 è stato il vero eroe della giornata quando, con la collaborazione di Andrea Mottes di Agordina Armi (a sinistra), è stato testato in Gennaio 2020 il nuovo Leica PRS 5-30x56i, alla presenza dei giornalisti di Armi e Tiro Massimo Vallini e Giulio Orlandini (a destra). Impostato a 50 ingrandimenti, con foschia al limite della nebbia, Apo Televid ha permesso di vedere i fori del proiettile sul bersaglio ad una distanza vicina ai 600 metri. Possiamo scrivere con certezza che questo non è possibile con nessun altro telescopio.

Una definizione dell’immagine straordinaria permette di fare fotografie, e video, straordinari.

Uno smartphone collegato al telescopio, è l’IPhone6 di Andrea Cavaglià, accoppiato al Leica Apo Televid 82 in versione diritta.
Ecco il risultato, guardare negli occhi l’animale da oltre 200 metri…

Fare video col lungo significa anche poter riprendere in dettaglio la reazione dell’ungulato che incassa il colpo della carabina, per capire dove è stato colpito e immaginare la difficoltà del recupero, se non cade sul posto. Una funzione utilissima e insostituibile del telescopio. Ovviamente, sulle lunghe distanze, per capire la reazione dell’animale e vedere dove colpisce il proiettile la definizione dell’immagine è fondamentale.

Un esempio di cosa si può ottenere con uno smartphone accoppiato ad un lungo straordinario
3. Il sistema di messa a fuoco per sfruttare la qualità delle lenti e agire rapidamente

La messa a fuoco del lungo è l’elemento meccanico più importante. Avere lenti di altissima qualità serve a poco se l’immagine non è perfettamente a fuoco e raggiungere la messa a fuoco ottimale nel lungo è tutt’altro che facile. Per questo motivo, la precisione del meccanismo è essenziale. Ci sono lunghi che hanno la messa a fuoco che si regola con un solo anello o ghiera che ruota attorno a tutto il corpo dello strumento, con lo svantaggio che se il lungo è appoggiato a terra o sullo zaino si crea attrito con la parte di ghiera che tocca lo zaino o il terreno. Avere il sistema di regolazione messa a fuoco nella parte superiore dello strumento, dove l’indice cade naturalmente quando appoggiamo la mano sul lungo, è un bel vantaggio. Se poi la ghiera è doppia, una per focheggiare velocemente e l’altra per lavorare sulla perfezione, il vantaggio è doppio. In questo caso le due ghiere lavorano insieme, con la seconda che fa il doppio dei giri della prima, assicurando la messa a fuoco perfetta. Per decidere se il camoscio è quello giusto, una funzione come questa è un plus enorme.

La doppia ghiera di messa a fuoco dell’Apo Televid 82 di Leica. Si vede tutt’intorno la gomma picchiettata ad alto grip che riveste interamente lo strumento, per assicurare la miglior maneggevolezza.
4. l’ingrandimento e il campo visivo

Oggi tutti i lunghi sono dotati di zoom. E di oculari che offrono un campo visivo molto ampio. Oggi con un ingrandimento minimo 25x si ha un campo visivo maggiore di quello che si aveva anni fa a 20x, un’evoluzione estremamente utile per aiutare a trovare rapidamente il selvatico, visto che il problema dei lunghi è il campo visivo ridotto. I lunghi migliori, a 25x, inquadrano oggi 41 metri di diametro a 1000 metri di distanza. L’ingrandimento massimo non è particolarmente importante poiché oltre un certo ingrandimento la pupilla d’uscita ridotta rende l’osservazione tanto faticosa da risultare praticamente meno efficace -per esempio- tenere un lungo a 60x invece che a 45x per valutare un camoscio anche a lunga distanza. Ma questo chi usa il lungo lo sa per esperienza. Le marche migliori, comunque, offrono a chi ama gli alti ingrandimenti degli anelli moltiplicatori di focale.

Questo Apo Televid monta tra l’oculare e il corpo un anello moltiplicatore Leica da 1,8x, che porta l’ingrandimento massimo del lungo da 50 a 90x, e che per la perfezione meccanica con cui è costruito si integra perfettamente nello strumento. L’oculare Leica 25-50WW è un supergrandangolare con campo visivo di 41metri a 1000 metri.
5. la robustezza e l’ergonomia

Abbiamo detto della messa a fuoco, che certamente fa parte dell’ergonomia di un lungo. Anche uno spesso rivestimento in gomma di alta qualità e con una sensazione forte di grip per non far scivolare le mani (o i guanti), è un elemento importante per valutare la maneggevolezza dello strumento.

La struttura in metallo e appunto uno spesso rivestimento totale in gomma di alta qualità assicurano la robustezza, e quindi l’affidabilità.

6. la disponibilità di accessori fotografici

A parte una buona custodia per trasportare il lungo a tracolla e un anello per aumentare l’ingrandimento, gli accessori importanti del lungo sono quelli fotografici. Adattatori su misura per tutte le marche di smartphone permettono il collegamento ottimale con il proprio telefono, dove un adattatore universale ovviamente lascia quel tanto di gioco in più che pregiudica la fotografia con il micromosso. Per chi usa fotocamere è importante che ci siano adattatori dedicati per compatte e soprattutto, per i più esigenti, per corpi reflex e mirrorless.

Interamente in metallo e costruito con tolleranze infinitesime, questo adattatore è una lente fotografica da 35mm Leica, si infila sull’oculare dei Leica Apo Televid e si avvita alla filettatura del corpo di qualsiasi fotocamera reflex e mirrorless. I test effettuati hanno mostrato che la qualità fotografica che si ottiene è insuperabile per un sistema di digiscoping a pieno formato da 850-1700mm di focale.
Una buona custodia su misura è dotata di cinghie per portare il lungo a tracolla.

Cosa scegliere se si vuole il meglio?

Si sa che i lunghi, a parte gli ormai (per resa ottica e mancanza di tenuta stagna) obsoleti modelli estensibili, esistono diritti o con oculare angolato a 45 gradi, ed esistono con obiettivo da circa 65, 80-85 e anche oltre i 90mm, con conseguenti differenze anche in termini di ingombro e costo, poiché la lente obiettivo determina le dimensioni dello strumento e anche in buona misura il suo costo di produzione.

Parlando dei prodotti migliori, i modelli da 65mm di obiettivo offrono decisamente qualche centinaio di euro, alcuni etti e qualche centimetro di risparmio rispetto a quelli da 80, 82 o 85mm -e non è poco. Per chi vuole il massimo tuttavia la resa crepuscolare, quella fotografica e la capacità di affaticare meno l’occhio nelle lunghe osservazioni dei modelli più grandi da 80-85mm valgono decisamente la fatica, l’ingombro e il maggior prezzo che comportano. Certamente si va ancora in meglio con obiettivi ancora più grandi o con bioculari per osservare con entrambi gli occhi, ma il compromesso tra dimensioni e prestazioni diventa veramente penalizzante, a fronte di un miglioramento dell’efficacia di osservazione abbastanza contenuto.

La nostra scelta va quindi senza dubbio sul lungo con obiettivo da 80-85 millimetri, con angolare supergrandangolare, doppia ghiera di messa a fuoco fine nella parte superiore e rivestimento totale in gomma ad alto grip. La visione angolata a 45 gradi è da preferire a quella diritta -che pure ha il vantaggio di permettere di trovare più facilmente il target in asse con il nostro occhio- perché se si è appoggiati a terra non è necessario appoggiare a terra anche la guancia, e perché potendo lo strumento ruotare sul proprio asse è possibile osservare stando per esempio nascosti dietro una pietra o un albero.

Alla fine la qualità dell’immagine è l’elemento più importante. Nei nostri test, ovviamente di parte Leica, ci sembra di aver percepito chiaramente che la perfezione dei contrasti e la precisione della messa a fuoco dell’Apo Televid 82 di Leica offra qualcosa in più al crepuscolo, al poligono e nella qualità delle fotografie. Non conosciamo alcun esempio di cacciatore che usando questo strumento lo abbia ceduto per passare ad un altra marca, e abbiamo continue testimonianze di tiratori che ci dicono che nessun altro permette di distinguere i fori sul bersaglio meglio dell’Apo Televid 82.

Leica Apo Televid 82, diritto o per visione angolare, costa di listino, oculare 25-50ww supergrandangolare compreso, 3625 euro; non è poco, ma neanche il più caro.

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